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Accessibilità digitale, cosa impone l’EAA alle aziende

L’European Accessibility Act obbliga dal 28 giugno 2025 le aziende con più di dieci dipendenti o un fatturato superiore a due milioni di euro a rendere accessibili siti, app e servizi digitali. Chi non si adegua rischia sanzioni fino a quarantamila euro per violazione.

Cosa prevede la normativa europea sull'accessibilità

La Direttiva UE 2019/882, approvata il 17 aprile 2019, armonizza i requisiti di accessibilità per prodotti e servizi digitali nel mercato unico europeo. L’Italia l’ha recepita con il Decreto Legislativo 82 del 27 maggio 2022, che estende al settore privato obblighi finora riservati alla pubblica amministrazione dalla Legge 4 del 2004, nota come Legge Stanca.

Il perimetro della normativa comprende siti web, app mobili, servizi bancari, e-commerce ed e-book, oltre ai terminali self service come bancomat e biglietterie automatiche. Rientrano anche i dispositivi con interfaccia utente come smartphone e computer, i documenti elettronici come i PDF e le tecnologie assistive quali lettori di schermo e tastiere alternative.

La legge esclude le microimprese con meno di dieci dipendenti e un fatturato annuo inferiore a due milioni di euro, salvo quando riforniscono soggetti già obbligati. Le altre aziende devono adeguare ogni canale digitale che genera contratti con i consumatori.

Le scadenze che molte aziende hanno già superato

Il 28 giugno 2025 segna il momento in cui gli obblighi sono diventati pienamente operativi nell’Unione Europea. Da quella data ogni nuovo sito, app o servizio digitale immesso sul mercato deve rispettare i requisiti di accessibilità fin dal lancio.

Per i servizi già attivi prima di quella data vale un regime transitorio. Le aziende possono mantenerli invariati fino alla scadenza naturale del contratto, comunque non oltre il 28 giugno 2030, salvo modifiche sostanziali che fanno scattare l’obbligo immediato.

Nel 2026 il quadro normativo si è consolidato. L’Agenzia per l’Italia Digitale ha pubblicato le linee guida tecniche con la Determinazione numero 38 del 2026, apparsa in Gazzetta Ufficiale il 24 marzo 2026, e il 16 maggio 2026 ha adottato il regolamento su accertamento e sanzioni.

Come adeguarsi in pratica agli obblighi EAA

L’adeguamento parte da un audit tecnico che confronta siti e app con la norma EN 301549 vigente e con le linee guida WCAG 2.1 al livello AA. L’analisi unisce scansioni automatiche e test manuali con lettori di schermo e navigazione da tastiera, perché molte barriere si notano solo nell’uso reale.

Al termine dell’audit l’azienda redige la dichiarazione di accessibilità, un documento di autovalutazione conservato per almeno cinque anni e aggiornato quando cambiano le condizioni dichiarate. La dichiarazione va pubblicata in modo visibile sul sito o sull’app interessata.

Le barriere più comuni individuate durante un audit

Gli audit su siti aziendali italiani individuano spesso moduli di contatto e checkout non navigabili da tastiera, immagini senza testo alternativo e contrasti cromatici insufficienti. Correggere tali criticità richiede interventi mirati sul codice, non una riprogettazione completa del sito.

Le correzioni più ricorrenti riguardano le etichette ARIA per i campi dei moduli, la revisione dell’ordine di tabulazione e indicatori di focus visibili per chi naviga senza mouse. Simili correzioni migliorano l’esperienza di tutti gli utenti, comprese le persone con disabilità.

Le sanzioni previste per le aziende non conformi

In Italia la vigilanza spetta all’Agenzia per l’Italia Digitale per siti e servizi digitali, mentre il controllo sui prodotti fisici resta al Ministero competente secondo l’articolo 18 del Decreto Legislativo 82 del 2022. Le sanzioni per la violazione dei requisiti di accessibilità vanno da cinquemila a quarantamila euro, in base alla gravità e al numero di utenti coinvolti.

Chi non rispetta le disposizioni dell’autorità di vigilanza rischia sanzioni aggiuntive da duemilacinquecento a trentamila euro. Per le aziende con fatturato oltre cinquecento milioni di euro la sanzione può arrivare al 5% del fatturato annuo, e i consumatori possono segnalare un servizio non accessibile tramite la piattaforma reclami dell’Agenzia.

Perché l'accessibilità digitale conviene alle aziende

Secondo le stime Eurostat del 2023, circa un adulto europeo su quattro, oltre cento milioni di persone, presenta una qualche forma di disabilità. Un sito non accessibile esclude quindi una parte consistente del mercato potenziale, oltre agli obblighi normativi.

Le stesse modifiche richieste dall’EAA migliorano la struttura dei contenuti, la velocità di caricamento e la chiarezza della navigazione per tutto il pubblico del sito. Un’architettura più ordinata aiuta anche il posizionamento organico, perché i motori di ricerca leggono pagine ben strutturate come fanno i lettori di schermo.

Domande frequenti sull’accessibilità digitale e l’EAA

Quali aziende devono rispettare l’EAA?

Devono adeguarsi le aziende con più di dieci dipendenti o un fatturato annuo superiore a due milioni di euro che offrono prodotti o servizi digitali ai consumatori. Le microimprese sotto tali soglie restano escluse, salvo rapporti con soggetti già obbligati.

Cosa succede ai siti pubblicati prima del giugno 2025?

Un sito già attivo prima di quella data può restare invariato fino alla scadenza naturale del contratto, comunque non oltre il 28 giugno 2030. Una modifica sostanziale fa scattare l’obbligo di conformità immediatamente.

Quali standard tecnici garantiscono la conformità?

Il riferimento tecnico è la norma EN 301549 vigente, che recepisce i criteri delle WCAG 2.1 al livello AA. Rispettare tali standard copre gran parte dei requisiti del Decreto Legislativo 82 del 2022.

Chi vigila sull’accessibilità digitale in Italia?

L’Agenzia per l’Italia Digitale vigila su siti e servizi digitali e gestisce la piattaforma reclami dei consumatori. Il controllo sui prodotti fisici con interfaccia utente spetta al Ministero competente indicato dal decreto.

Quanto rischia un’azienda che non si adegua?

Le sanzioni per la violazione dei requisiti di accessibilità vanno da cinquemila a quarantamila euro per caso accertato. Per le aziende con fatturato oltre cinquecento milioni di euro, la sanzione può salire fino al 5% del fatturato annuo.

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