La buona notizia è che non serve smettere di usare l’intelligenza artificiale. I chatbot restano strumenti estremamente utili per scrivere, analizzare testi e generare idee.
Bastano alcune abitudini semplici per ridurre in modo significativo il rischio legato alla condivisione dei dati.
Disattiva l’addestramento nelle impostazioni
Molte piattaforme AI permettono di limitare l’uso delle conversazioni per l’addestramento dei modelli. Attivare questa opzione è uno dei primi passi per migliorare la privacy.
Nel caso di ChatGPT il percorso è semplice. Apri il menu del profilo, entra nelle Impostazioni, poi nella sezione Controlli dei dati e disattiva l’opzione che consente di usare le chat per migliorare il modello.
Disattivare la cronologia delle chat su Gemini
Su Gemini la gestione dei dati passa dalla pagina Attività delle app Gemini nel proprio account Google. Qui è possibile disattivare la registrazione dell’attività e cancellare la cronologia delle conversazioni, limitando l’uso dei dati salvati.
Gestire la privacy delle conversazioni su Claude
Per Claude, sviluppato da Anthropic, la gestione avviene dal menu Settings → Privacy. In questa sezione è possibile controllare la conservazione delle conversazioni e cancellare la cronologia delle chat.
È comunque importante ricordare che queste impostazioni riducano l’uso delle conversazioni per il miglioramento dei modelli, ma non garantiscono l’eliminazione completa di qualsiasi dato salvato.
Anonimizza i dati prima di incollarli
Una delle tecniche più efficaci per proteggere i dati consiste nell’anonimizzare le informazioni prima di inserirle nella chat.
Significa sostituire i dettagli identificativi con descrizioni generiche che mantengono il contesto utile alla richiesta.
Ecco alcuni esempi pratici.
Un messaggio come “Mario Rossi, nato il 12 marzo 1985 a Milano, ha questo problema lavorativo” può diventare “una persona di circa 40 anni che vive nel nord Italia ha questo problema lavorativo”.
Allo stesso modo una richiesta professionale come “la mia azienda Alfa Srl produce componenti industriali e ha questo piano marketing” può essere trasformata in “un’azienda manifatturiera di medie dimensioni sta valutando questa strategia marketing”.
L’obiettivo non è nascondere le informazioni, ma separare il problema dai dati identificativi.
Il test della bacheca pubblica
Un metodo semplice per valutare cosa scrivere in chat è il cosiddetto test della bacheca pubblica.
Prima di inviare un messaggio a un chatbot, chiediti se lo scriveresti su un foglio appeso in ufficio o lo pubblicheresti su un social network. Se la risposta è no, quel contenuto probabilmente non dovrebbe appartenere a una conversazione con un chatbot.
La differenza è evidente in due esempi.
Un messaggio sicuro potrebbe essere “un’azienda del settore e-commerce vuole migliorare la descrizione dei prodotti”.
Un messaggio rischioso sarebbe “la nostra azienda X ha questo problema con i clienti e questi dati di vendita”.
La regola è semplice e funziona per chiunque.