Per quanto possa sembrare uno stereotipo, quella di Hoffman è veramente una di quelle storie sull’ “american dream”.
Dopo aver cominciato come un semplice stagista, nell’arco della sua permanenza lunga quasi 30 anni all’interno del brand, è arrivato ad essere direttore marketing di uno dei brand più influenti del mondo, e soprattutto a ricoprire la carica nel migliore dei modi possibili.
Negli anni è stato anche fautore della grande rinascita dello slogan “Just do it”, uno dei più longevi e sicuramente il più famoso tra quelli del marchio, nel tempo affiancato ad alcune delle campagne storiche di Nike.
Nike, “Just do it”
Nato nel 1988, lo slogan venne lanciato insieme ad un simpatico video che mostra un’ottantenne Walt Stack (icona dei runner di San Francisco) mentre corre sul Golden Gate, mentre la sua voce in sottofondo ci dice che per non battere i denti in inverno, gli basta lasciarli nell’armadietto. A fine video campeggia su schermo nero la scritta divenuta poi celebre.
Questo è bastato per iniziare a scolpire lo slogan nella mente di chi lo vedeva; fino a farlo diventare presto un vero e proprio motto per gli sportivi di tutto il mondo.
L’arguzia dei marketer di Nike è stata quella di non forzare la mano riempiendo i commercial con informazioni su quanto i loro prodotti fossero validi, quanto il fare leva sulla spinta delle persone ad adattare il motto alle proprie esigenze.
A questo si aggiunge, sotto l’illuminata guida di Hoffman, la sua temerarietà nel voler prendere una posizione, nel toccare temi che altri hanno cominciato a considerare solo dopo, nel pensare che un’azienda così grande possa farsi promotrice di valori importanti, e che è rientra nei suoi doveri battersi per posizioni giuste, creando così un legame solido con i clienti, facendoli sentire parte di qualcosa di grande.
Sono nate così alcune delle sue campagne più iconiche, come quella di “Find your greatness”, in occasione dei giochi olimpici di Londra (con una seria di spot che giocano sul tema della grandezza degli atleti e delle loro gesta, e sul fatto che in ognuno di noi possa celarsi questa scintilla); o ancora prima “Stand Up, Speak Up”, portata principalmente avanti insieme a Thierry Henry (con anche altri calciatori), volta proprio a spingere i grandi atleti del tempo a prendere posizione contro il razzismo nello sport.