E venne così anche l’iPhone 15, ennesima iterazione della fortunatissima serie di mela-fonini, che da tempo ormai sono sempre più cose insieme e sempre meno telefoni.
Sebbene l’aspetto complessivo non si discosti più di troppo da quanto visto negli ultimi quattro anni (volendo tenere come punto fermo solo il design squadrato reintrodotto, dopo diversi anni, dalla serie 12), questi nuovi iPhone 15 apportano qualche effettivo cambiamento rispetto al 13/14.
Possiamo adesso trovare delle forme complessivamente più raccordate, e soprattutto coerenti con quanto poi si trova una volta immersi nel software.
Senza dubbio, le più grandi “novità” di quest’anno sono state da una parte l’estensione della dynamic island a tutta la gamma (che l’anno scorso era disponibile solo sulla serie pro, mentre oggi è appannaggio di tutti e quattro i dispositivi presentati) e dall’altra la tanto agognata tipo C.
Ci sono poi le solite differenze tra le due versioni; se infatti il 15 base è votato a penetrare massicciamente il mercato, il 15 PRO rimane (come del resto ogni anno) campo di prova delle funzioni che prima o poi vedremo su tutti i dispositivi.
Sui top poi quest’anno troviamo anche il nuovo tasto azione, che prende il posto dell’iconico selettore a sfondo rosso, visto già sul Watch ultra dell’anno scorso, cui potranno essere abbinate diverse funzionalità e shortcut.
Proprio i Watch poi sono stato l’altro protagonista della serata; escono allo scoperto la serie 9 e l’ultra 2, ottime evoluzioni di quanto visto precedentemente.
Anche qui però, non troviamo niente di particolarmente eclatante, né tantomeno rivoluzionario. Ancora una volta le novità più interessanti riguardano il software, che soprattutto per i wearable quest’anno ha visto parecchie novità.