La storia di OnePlus: nascita ed evoluzione di un brand coraggioso

Per tante persone questo brand potrebbe forse essere sconosciuto, tanti altri potrebbero averlo sentito nominare da quell’amico particolarmente appassionato di tecnologia, altri ancora invece potrebbero essere tra coloro che erano presenti alla prima storica presentazione di OnePlus 1.

Cosa è successo a questo marchio ormai storico, e cosa ne ha rallentato la rapidissima ascesa?

Da un'idea di Carl Pei e Pete Lau...

Nasce, nel 2013, OnePlus, la compagnia che sembrava destinata a cambiare il futuro della telefonia. Ed in un certo senso, possiamo dire che l’ha fatto. OnePlus 1 infatti è stato qualcosa di prorompente al tempo.

In un mercato in cui Apple e Samsung la facevano da padrone già da diverso tempo (a colpi di telefoni al top ma sempre più costosi) ma in cui soprattutto non avevano ancora dilagato i brand cinesi, OnePlus lancia (tra l’altro con una formula di acquisto veramente controcorrente) il primo dei suoi flagship killer (espressione che sottolineava il rapporto tra le specifiche del prodotto ed il costo complessivamente contenuto).

Syroop - La storia di Oneplus

Questo nuovo brand, nato completamente in sordina rispetto al fragore che generavano altri brand affermati, ha da subito fatto capire che non scherzava affatto.

La loro comunicazione era un qualcosa di completamente inedito nel settore: non si preoccupava di prendere di mira i pesci grossi, ma soprattutto nel presentarsi come qualcosa veramente esclusivo, senza però prendersi mai veramente troppo sul serio.

Il design razionale dei prodotti e del software era tradito da un approccio complessivamente giovane alla comunicazione.

Famosissimo ormai lo spot “Smash the past”, in cui un telefono di un marchio coreano che comincia con la “S” viene di fatto sacrificato e distrutto in una sorta di distributore, da cui esce prontamente un OnePlus 1.

Syroop - OnePlus never settle

Da “flagship killer” a “settled flagship

La storia di OnePlus di fatto si racchiude tutta in questo concetto. Quello che era (e tutt’ora è) il loro motto, ossia il “Never Settle” nel corso degli anni è stato tristemente accantonato.

Se da una parte però la qualità dei loro prodotti è sempre stata fuori discussione, dall’altra ad essere cambiato è proprio l’approccio della società: una volta terminata la scalata all’Olimpo della tecnologia, il primo aspetto che ne ha risentito è stata proprio la comunicazione.

Fino a qualche anno fa, più o meno fino alla serie 5/6, trovavamo ancora idee coraggiose; da quel momento in poi (quindi complessivamente dalla commercializzazione globale dei loro prodotti, un tempo reperibili solo su e-commerce cinesi) si può notare un’estrema standardizzazione dei prodotti, ma soprattutto del loro approccio all’utente.

Non troviamo più spot coraggiosi; è venuto meno il legame con la community, che all’inizio era invece parte integrante e costitutiva del mondo OnePlus.

Soprattutto però, ciò da cui forse gli affezionati si sono sentiti maggiormente traditi è stato il graduale e costante aumento dei prezzi. Per quanto nessuno si potesse veramente aspettare che l’azienda sarebbe riuscita a tenere i prezzi così altamente concorrenziali, da ormai diversi anni ci si trova di fronte a listini che pareggiano, quando non superano, quelli dei colossi del settore.

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità

È quello che devono aver pensato in OnePlus quando l’acquisizione da parte di Oppo è stata ultimata.

Purtroppo, le cose non sono andate esattamente come sperato dagli utenti.

Di fatto, questa fusione non ha giovato a OnePlus che, se da una parte ha potuto attingere alle finanze e alla tecnologia di una major come Oppo, si è ritrovata a produrre telefoni sempre più uguali a sé stessi, ma soprattutto cloni di quelli dell’azienda madre.

E se lato hardware questo potrebbe non rappresentare un grande problema (in quanto, comunque, i device prodotti sono sempre stati incredibilmente all’avanguardia), lo è molto di più lato software: proprio questo, un tempo, era ciò su cui l’azienda puntava di più, per un’esperienza d’uso sempre fluida, reattiva, piacevole, ma anche attenta all’utente e mai uniformata alla concorrenza.

Pei e Lau erano quasi riusciti a portare la mentalità tipica di Apple nel mondo Android, con un’attenzione alla clientela mai vista prima d’ora. 

Alla fine, però, anche loro si sono dovuti “adagiare” sotto il peso dei dogmi di un mercato che premia solo chi si conquista la fetta maggiore.

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