L’impatto di Adobe sulla società moderna.
Sembra incredibile, ma non scherziamo quando diciamo che la nascita di Adobe ha avuto riflessi a cascata su tutta l’epoca più recente della storia umana.

Sì, perché questa non è solamente l’azienda che con la sua visione ci permette, da anni, di editare come preferiamo foto o video, o ancora di consultare PDF come se fosse la cosa più facile del mondo.

Dove sta andando la società californiana, e come si sta preparando alla schiera sempre più agguerrita di concorrenti?

Adobe: due ingegneri nel posto giusto…

Questa è la storia di due grandi visionari del secolo scorso, John Warnock e Charles Geschke, che si sono conosciuti nell’ambito dello Xerox PARC.

Dopo i primi anni di attività in cui il loro lavoro di ricerca era rimasto prettamente teorico, entrambi non si ritenevano molto appagati.

Syroop - Adobe Xerox Parc

La svolta ci fu quando i due presentarono, di fronte a tutta la direzione, l’idea della loro tecnologia di stampa, ossia proprio quel PostScript che ne avrebbe sancito la fortuna.

La loro idea però venne incredibilmente scartata.

Questo spronò definitivamente John e Charles a lasciare Xerox, e fondare Adobe. Era il 1982.

Non distante dalla loro azienda però, operava già da qualche anno un altrettanto vivace e visionario Steve Jobs; questi, quando venne a sapere della loro invenzione, pensò subito di applicarla in esclusiva alle stampanti Apple.

Fu l’inizio di una collaborazione storica, che avrebbe portato ad un costante progresso per entrambe le aziende coinvolte. 

Syroop - Adobe Postscript

La crescita esponenziale della Adobe

Come visto quindi, il primo effettivo prodotto di Adobe è stato il PostScript, quella tecnologia che avrebbe rivoluzionato per sempre il modo di stampare, sia a livello professionale che domestico.

In un mondo in cui la stampa era ancora a matrice, questa tecnologia unita alle stampanti sempre più avanzate che sarebbero uscite di lì a poco, come la Laser Writer Apple, garantì una velocità ed una resa dell’immagine mai raggiunte prima.

Adesso, i meno smaliziati, potrebbero pensare che cominci la lunga lista di gloriosi programmi sviluppati da Adobe.

Ed in un certo senso è effettivamente così, se non fosse che Adobe è stata ideatrice di solo una parte di questi.

Il primo in assoluto è stato Illustrator: andando contro l’opinione di tutti, ed in un momento storico in cui nessuno poteva pensare che questo sarebbe stato il futuro, l’azienda di Warnock e Geschke riuscì nell’impresa di spostare illustratori sul pc, con un programma che ancora oggi risulta essere un miracolo, considerando le apparecchiature su cui operava.

Venne poi il momento di Photoshop; proprio questa potrebbe essere la sorpresa più grande. Di fatto, Photoshop non è una creazione originale di Adobe, bensì un’idea che l’azienda ha brillantemente acquisito dai fratelli Knoll, che in origine volevano creare un semplice visualizzatore di immagini, e che finirono col creare il programma di foto editing più famoso della storia, acquisito dall’azienda californiana nel 1987, e lanciato sul mercato nel 1988.

È stato poi il turno del PDF, la più grande e diffusa invenzione dell’azienda; un file format comune a più piattaforme, consultabile ovunque, stampabile, modificabile.

Il colpo di genio

Qui il colpo di genio: per visualizzarlo resero necessario un programma. Nacque così Acrobat, il più note e completo editor pdf al mondo.

Ma le ambizioni dell’azienda non si fermavano; conquistata la fotografia, era la volta del video editing. Creano e lanciano, nel 1991, la prima versione di Premiere, il celeberrimo software con cui sarebbero stati montati tantissimi film storici.

Poco più tardi, nel 1994, acquisirono After Effects dalla COSA (Company of Science and Art).

È l’inizio di una guerra spietata nei confronti della concorrenza: John e Charles si limitavano ormai ad acquistare i progetti più interessanti che venivano fuori, espandendosi a dismisura.

La concorrenza sempre più agguerrita e la corsa alle IA

La strada dell’azienda era sempre più spianata verso un successo irrefrenabile. Quello costituito era praticamente un monopolio, che solo raramente alcune aziende provavano a destabilizzare.

Syroop - Adobe Max

Cosa incredibile è che nel tempo la famiglia di programmi resa disponibile dall’azienda si è incredibilmente ampliata, fino ad includere app che sono praticamente sconosciute ai più.

Proprio questo forse è uno dei più grandi limiti dell’azienda di San Jose; un sistema fin troppo ramificato, inutilmente complicato, con un’offerta personalizzabile.

Questo comporta un inevitabile innalzamento dei costi, ma soprattutto offre il fianco alle inevitabili controparti che nel tempo si sono fatte avanti, ma soprattutto sono sempre più agguerrite.

Da anni, ad esempio, sono pieni il web o gli store di qualsiasi sistema operativo, di lettori pdf molto più rapidi e semplici di Acrobat (ma soprattutto gratuiti), che svolgono benissimo il loro lavoro.  

Fin dalla metà degli anni 90’ poi hanno cominciato a proliferare diverse alternative per praticamente ogni app proposta: per applicazioni grafiche troviamo Gimp o Canva (solo per citare i più noti), piuttosto che Figma (poi, guarda caso, acquisita proprio da Adobe), che tra i loro punti di forza annoverano anche la fruibilità tramite browser del servizio.

Editing video

Per l’editing video invece, negli ultimi anni un colpo durissimo è stato assestato da DaVinci Resolve; gli sviluppatori, infatti, sono riusciti a concentrare nello stesso programma montaggio, color correction, vfx, ed anche editing audio, il tutto con un’interfaccia nettamente più user friendly rispetto a quella di Adobe.

Ma la vera sfida ormai si gioca tutta sull’IA: se da una parte app come Canva o Figma l’hanno implementata già diversi mesi fa, Adobe ne ha annunciato l’integrazione solo nell’ultimissima conferenza “Max”.

Nonostante il ritardo accumulato però, le novità presentate sembrano molto interessanti, le nuove funzionalità molto promettenti, e sicuramente all’interno delle app porteranno una bella ventata di novità e consentiranno all’azienda di riguadagnare un po’ del terreno perso.

Rimane da capire però se Adobe riuscirà finalmente a scrollarsi di dosso un po’ di quegli annosi problemi che si porta dietro.

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